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Illustrazione dell’intelligenza artificiale applicata all’audio, con cuffie digitali su un circuito tecnologico

AI e creatività: cosa resta umano nell’entertainment?

L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia da osservare a distanza. È già entrata nei processi creativi, produttivi e distributivi della musica, dell’audiovisivo e dell’entertainment: genera contenuti, supporta la post-produzione, automatizza attività tecniche, suggerisce soluzioni, analizza dati e apre nuove possibilità per artisti, produttori, tecnici e imprese creative.

 

Ma se una macchina può comporre, imitare, montare, scrivere e prendere decisioni, quale spazio resta alla creatività umana?

 

Da questa domanda è partito “Human After All? Come Uomo e Macchina Definiscono la Creatività Contemporanea”, l’evento che ha inaugurato MIR26, portando al centro del dibattito il rapporto tra intelligenza artificiale, industria musicale, entertainment, diritti d’autore, modelli economici e governance tecnologica.

 

Sul palco si sono confrontati istituzioni, rappresentanti della filiera musicale e audiovisiva, giuristi ed esperti di tecnologia: Brando Benifei, eurodeputato e relatore dell’AI Act; Marco Angelini, professore associato in Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Roma Link e membro della Commissione AI del Governo; Sergio Cerruti, former President AFI; Andrea Miccichè, presidente Nuovo IMAIE; Bruno Sconocchia, presidente Assoconcerti; e Federico Bagnoli Rossi, presidente FAPAV.

 

Intelligenza artificiale e creatività: opportunità reali, rischi concreti

 

Nel suo intervento, Brando Benifei ha ricordato che l’intelligenza artificiale è già presente nelle industrie culturali. Nella musica e nell’audiovisivo viene utilizzata per automatizzare montaggi, pulizia del suono, traduzioni, sottotitoli, bozze di testi, immagini e contenuti. Non si tratta quindi di uno scenario futuro, ma di un cambiamento già operativo.

 

Questa trasformazione apre opportunità importanti. L’AI può abbassare le barriere di ingresso, consentire anche a realtà più piccole di sperimentare nuovi linguaggi, liberare tempo da attività ripetitive e aiutare a creare esperienze immersive sempre più complesse. Per una filiera come quella di MIR, dove audio, video, luci, controllo, broadcast, djing e live production si incontrano, l’intelligenza artificiale rappresenta un nuovo terreno di innovazione.

 

Ma Benifei ha evidenziato anche il lato critico: molti modelli vengono addestrati su grandi quantità di contenuti, spesso senza accordi specifici con chi quelle opere le ha create. Il rischio è che il lavoro creativo diventi materia prima gratuita per strumenti che poi competono nello stesso mercato degli artisti, dei produttori e delle imprese culturali.

 

Diritti, trasparenza e AI Act: perché servono regole

 

Uno dei nodi centrali emersi dal confronto riguarda il rapporto tra AI e diritto d’autore. Se un modello viene addestrato su cataloghi musicali, opere audiovisive, voci, immagini o performance, la domanda non è solo tecnica: è economica, giuridica e culturale.

 

Benifei ha richiamato il ruolo dell’AI Act come cornice europea per fissare regole più chiare. In particolare, ha sottolineato la necessità che i fornitori dei modelli rispettino il diritto d’autore, rendano più trasparenti i dati usati per l’addestramento e permettano di riconoscere i contenuti generati artificialmente.

 

L’obiettivo non è fermare l’innovazione, ma impedire che la tecnologia produca una frattura nelle catene del valore. In un settore fatto anche di microimprese, freelance, etichette indipendenti, service, festival e professionisti specializzati, la tutela dei diritti diventa una condizione per rendere sostenibile l’evoluzione tecnologica.

 

 

La creatività come dato: il punto di vista di Nuovo IMAIE

 

Sul tema della tutela degli artisti, Andrea Miccichè ha introdotto un passaggio fondamentale: l’intelligenza artificiale può arrivare a riprodurre elementi profondamente personali come voce, timbro, sembianze fisiche, gestualità e tratti interpretativi.

 

Per questo, secondo Miccichè, il tema della previa autorizzazione è decisivo. Non tutto ciò che non è vietato dovrebbe essere automaticamente consentito. Al contrario, l’utilizzo di opere, performance o identità artistiche dovrebbe essere possibile solo entro perimetri chiari, autorizzati e limitati.

 

Il punto è particolarmente delicato per artisti, interpreti ed esecutori, spesso parte debole nei rapporti contrattuali. La cessione generica e illimitata dei diritti, soprattutto in un contesto in cui l’AI può riutilizzare e trasformare un’identità artistica, rischia di produrre squilibri ancora più profondi.

 

AI generativa: non un oracolo, ma uno strumento da governare

 

L’intervento di Marco Angelini ha chiarito il funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale generativa. L’AI non crea come un essere umano: lavora su dati, relazioni statistiche e modelli probabilistici. Può generare testi, immagini, suoni o contenuti perché ha imparato da enormi quantità di informazioni, non perché possieda intenzione, esperienza o consapevolezza.

 

Questo aspetto è cruciale per capire il rapporto tra AI e creatività contemporanea. Angelini ha spiegato che, in ambito creativo, persino le cosiddette “allucinazioni” dei modelli possono diventare uno spazio di sperimentazione: deviazioni, combinazioni inattese, possibilità che il creativo può interpretare e trasformare in linguaggio.

 

Allo stesso tempo, però, quando il modello diventa troppo aderente ai dati su cui è stato addestrato, aumenta il rischio di plagio o di imitazione involontaria di opere, marchi e stili esistenti. Per questo l’AI non può essere trattata come un pilota automatico. Serve spirito critico, serve supervisione, serve una cultura tecnica capace di distinguere tra accelerazione e delega.

 

Etica, mercato e responsabilità: la posizione di AFI

 

Sergio Cerruti ha riportato il dibattito su un piano industriale ed etico. La musica e l’entertainment sono filiere produttive complesse, fatte di professionalità che non possono essere ridotte alla sola passione: musicisti, produttori, fonici, tecnici, aziende e operatori costruiscono valore economico, culturale e sociale.

 

Secondo Cerruti, il punto non è opporsi al progresso tecnologico, ma evitare di subirlo. La storia della musica è già stata attraversata da innovazioni che hanno cambiato il modo di produrre, comporre e distribuire. L’intelligenza artificiale, però, introduce una velocità e una scala nuove.

 

Il rischio è che i modelli di business vengano costruiti prima chiedendo al mercato di adattarsi dopo. In questo scenario, la responsabilità etica diventa centrale: prima si dovrebbe chiedere autorizzazione per utilizzare contenuti e competenze altrui, poi costruire valore su quella base. Non il contrario.

 

AI come strumento di tutela: il ruolo nell’antipirateria

 

A portare un altro punto di vista è stato Federico Bagnoli Rossi, presidente FAPAV. L’intelligenza artificiale, ha spiegato, non è solo una minaccia per le industrie creative: può diventare anche uno strumento di protezione.

 

Nel settore audiovisivo, l’AI è già utilizzata per monitorare contenuti, individuare violazioni, supportare attività antipirateria e rafforzare la tutela delle opere. Bagnoli Rossi ha evidenziato anche il potenziale dell’intelligenza artificiale nella post-produzione, quando viene integrata in un processo guidato dal lavoro umano.

 

Il tema è capire come inserirla in modo corretto nei processi creativi e industriali, evitando che diventi scorciatoia incontrollata o sostituzione indiscriminata.

 

Human after all: il futuro resta una scelta umana

 

La domanda che ha dato il titolo all’evento resta aperta: saremo ancora “human after all”?

 

La risposta emersa a MIR26 non è una chiusura difensiva verso l’innovazione. Al contrario, il dibattito ha mostrato che l’intelligenza artificiale può diventare un acceleratore potente per la musica, l’audiovisivo, il live entertainment e la produzione di contenuti.

 

Ma perché questo accada, servono consapevolezza, regole, competenze e responsabilità. L’AI può generare, imitare, combinare e velocizzare. Non può però sostituire il giudizio critico, l’intenzione, l’esperienza, l’emozione e la capacità umana di dare senso a ciò che viene creato.

 

Per MIR, che mette al centro le tecnologie audiovisive e dell’entertainment, questo confronto è parte integrante della trasformazione del settore. Il futuro sarà sempre più tecnologico. La vera sfida sarà fare in modo che resti anche profondamente umano.

 

PUBBLICAZIONE

10/07/2026

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