L’intelligenza artificiale può generare una canzone, sviluppare un’idea rimasta incompleta, creare un arrangiamento e suggerire nuove direzioni a un producer. Ma quanto di quel risultato può davvero essere considerato creazione? E cosa cambia per chi la musica la produce ogni giorno?
A MIR26 il panel “Suno o Suono” ha affrontato il tema partendo direttamente dalla pratica in studio.
Ospiti del confronto sono stati Roberto Intrallazzi e Luca Provera (The Cube Guys), Chicca Leaf (Cleo Recordings / DJ Mag Italia), Max Giorgetti (Major Lab), il producer Simone Barbaresi e Danny Losito (Double Dee).
Tra dimostrazioni dal vivo, esperimenti con tracce generate e riflessioni sul futuro della produzione musicale, il panel ha mostrato un punto con particolare chiarezza: l’AI può già entrare nel processo creativo, ma il suo valore dipende ancora da come viene utilizzata.
Cos’è Suno e come funziona
Suno è una piattaforma di intelligenza artificiale generativa applicata alla musica, capace di creare o rielaborare brani a partire dalle indicazioni fornite dall’utente.
Durante il panel sono stati mostrati diversi esempi concreti. In un caso, Suno è stato utilizzato per generare un brano con sonorità anni Settanta, tra funk, soul e nu-disco, partendo da un prompt che indicava stile, caratteristiche vocali, strumentazione e riferimenti sonori.
In un altro esperimento, invece, il punto di partenza era una bozza house già realizzata dal producer, composta principalmente da groove e sample. L’intelligenza artificiale è intervenuta sviluppando quell’idea e restituendo una nuova versione del brano.
Questo aiuta a capire anche come funziona Suno nella produzione musicale. Non basta chiedere genericamente di creare una canzone: più il prompt è preciso, più è possibile orientare il risultato. Genere, mood, arrangiamento, voce e riferimenti diventano istruzioni con cui guidare la generazione.
Rimane però una componente di imprevedibilità. Anche utilizzando lo stesso input, infatti, il sistema può restituire risultati molto diversi tra loro.
Suno come assistente creativo in studio
Uno degli utilizzi più interessanti emersi dal confronto è quello di Suno come supporto al processo creativo.
Può essere utile, per esempio, quando una produzione arriva a un punto morto. Un loop funziona, il groove c’è, ma manca una direzione. In questi casi l’AI può sviluppare rapidamente una possibile continuazione, proporre un arrangiamento diverso o suggerire elementi che il producer può poi scegliere di utilizzare, modificare o scartare.
Il lavoro può quindi tornare all’interno della DAW, dove quanto generato viene rielaborato nuovamente attraverso strumenti e competenze tradizionali.
È una dinamica che avvicina Suno più a un assistente che a un sostituto. Può abbreviare alcune fasi, aiutare a testare rapidamente un’idea e offrire uno stimolo quando il processo creativo si blocca.
Da questo punto di vista, l’intelligenza artificiale si inserisce in una storia già attraversata da altre grandi trasformazioni tecnologiche: campionatori, sequencer, software di produzione e strumenti digitali hanno già cambiato il modo di comporre e produrre musica senza eliminare il ruolo di chi li utilizza.
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AI e produzione musicale: quanto conta ancora il lavoro umano?
Dal panel emerge una visione prevalentemente ibrida. La soluzione più interessante oggi non sembra essere quella di affidare all’AI l’intero processo, ma di integrare ciò che genera all’interno di una produzione più ampia.
Suno permette, per esempio, di esportare parti separate di un brano e utilizzare solo alcuni elementi. Una traccia può quindi essere affiancata a strumenti registrati, nuovi arrangiamenti, interventi di mix, modifiche strutturali e altre scelte artistiche.
L’intelligenza artificiale può creare molte possibilità in pochi secondi, ma resta necessario decidere quali siano davvero utili. La cultura musicale, l’esperienza, la sensibilità e la capacità di riconoscere ciò che funziona diventano ancora più importanti quando la quantità di materiale disponibile aumenta.
Come suona Suno? I limiti tecnici dell’AI
Dal punto di vista della qualità audio, Suno ha già raggiunto risultati significativi, ma non è privo di limiti.
Durante il confronto sono state evidenziate alcune criticità legate ai transienti, allo spettro, alla densità sonora e alle armoniche. La qualità può inoltre cambiare sensibilmente tra una generazione e l’altra, anche quando input e prompt rimangono simili.
Ed è proprio qui che entra nuovamente in gioco la produzione professionale.
Un elemento generato dall’AI può essere interessante musicalmente ma non ancora adeguato dal punto di vista sonoro. Il producer può allora selezionarlo, modificarlo e inserirlo in un mix costruito con maggiore controllo.
L’integrazione tra AI e competenze di studio appare quindi, almeno oggi, più efficace rispetto alla generazione completamente automatica.
L’intelligenza artificiale può creare una hit?
Suno può generare velocemente una traccia potenzialmente adatta a un trend social. Ma la possibilità di ottenere un contenuto immediato non equivale necessariamente alla capacità di creare una hit destinata a durare.
Durante il panel è emersa una distinzione importante tra successo momentaneo e valore nel tempo.
Un brano può diventare virale per qualche settimana e poi scomparire. Una produzione capace di creare un legame con chi ascolta segue invece dinamiche molto più complesse, che non possono essere ridotte a una formula o a un prompt.
La tecnologia non elimina neppure l’incertezza che da sempre caratterizza l’industria musicale. Anche produzioni realizzate da professionisti, con musicisti di alto livello e grande attenzione artistica, possono non ottenere successo.
L’AI può cambiare gli strumenti. Non rende prevedibile la risposta del pubblico.
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Suno, copyright e diritti sulla musica generata con AI
Il tema più complesso resta quello dei diritti sulla musica creata con intelligenza artificiale.
Un punto particolarmente importante riguarda la differenza tra una traccia completamente generata dall’AI e una produzione in cui l’intelligenza artificiale interviene soltanto in alcune fasi.
Un producer può partire da una composizione propria, utilizzare Suno per sviluppare alcune idee e poi intervenire nuovamente con arrangiamento, registrazioni, mix e produzione. È una situazione molto diversa dalla generazione integrale attraverso un prompt.
Proprio il peso dell’intervento umano potrebbe diventare uno degli elementi centrali per stabilire come tutelare e gestire queste opere.
Dal confronto non emerge però una risposta definitiva. Regole, modalità di deposito e politiche delle piattaforme sono ancora in fase di evoluzione, motivo per cui oggi è necessario valutare con attenzione ogni utilizzo professionale dell’AI.
Il futuro della produzione musicale sarà ibrido?
Il confronto che si è svolto nell’area MIR Club suggerisce una direzione precisa: Suno può diventare un laboratorio rapido per sviluppare idee, testare arrangiamenti, generare materiale e superare blocchi creativi. Può rendere la produzione più accessibile e trasformare il modo in cui musicisti e producer costruiscono i propri workflow.
Ma proprio perché permette di generare molto, molto velocemente, rende ancora più importante saper scegliere.
La differenza potrebbe quindi spostarsi progressivamente dalla capacità di produrre un suono alla capacità di riconoscerlo, trasformarlo e inserirlo all’interno di una visione artistica.
L’intelligenza artificiale aumenta gli strumenti a disposizione. Il suono, però, continua ad aver bisogno di una direzione.
PUBBLICAZIONE
31/08/2026